Tra le coppie che cominciano una terapia per affrontare i problemi del loro rapporto, molte hanno anche dei figli. Talvolta, i problemi che i genitori hanno con un figlio nascono dai conflitti all’interno della coppia; altre volte è il comportamento del figlio a creare una situazione di stress in una coppia altrimenti ben funzionante. La linea di demarcazione tra terapia della coppia e terapia della famiglia è spesso sfumata, per questa ragione ne trattiamo contestualmente, distinguendo tra le due quando necessario. Le coppie che vengono in terapia sono sia eterosessuali che omosessuali, possono avere figli come no, possono essere sposate oppure no.
A prescindere dell’orientamento teorico, vi è concordanza tra terapeuti e studiosi della coppia sul fatto che in un matrimonio o in qualunque altra relazione di lunga durata il conflitto sia un elemento inevitabile. La magica atmosfera della luna di miele svanisce quando la coppia si trova a prendere decisioni pratiche e relative a dove vivere e dove cercare lavoro, come amministrare il denaro, quali cibi mangiare e chi debba prepararli, quando fare visita ai parenti acquisiti, se e quando avere dei figli e, infine, se e quali esperienze sessuali sperimentare. Oggi, inoltre, le coppie devono negoziare attorno alla mutata natura dei ruoli di genere. Se, per esempio, entrambi i partner lavorano, il luogo di residenza sarà determinato dal lavoro di uno o da quello dell’altro? Questi conflitti devono essere affrontati normalmente da tutte le persone che vivono insieme, indipendentemente dal fatto che siano sposati o meno, che siano etero od omosessuali.
Come specialisti concordiamo nel ritenere che è il modo in cui le coppie affrontano tali conflitti a determinare la qualità e la durata del loro rapporto. Alcune coppie, alcune più deliberatamente ed altre meno, adottano la strategia che consta nell’evitare di riconoscere i normali contrasti e conflitti. Alcuni di quelli, credono che il mito di “…e vissero felici e contenti…” debba proprio corrispondere alla realtà, arrivando così ad ignorare qualsiasi segnale che possa indicare che il rapporto non procede nel migliore dei modi, poiché percepiti come minacce. Tali modalità di comportamento possono mantenere la pace nel breve periodo, a scapito, però, di disfunzioni nel lungo termine.
Con il passare del tempo, di solito si sviluppano e cominciano a manifestarsi insoddisfazione e risentimento. Poiché i partner non litigano, a osservatori esterni possono sembrare una coppia perfetta, ma in mancanza di una reale apertura e comunicazione reciproca essi finiscono per estraniarsi emotivamente. Viceversa, mentre il disaccordo e persino l’espressione della rabbia vengono messi in rapporto all’infelicità delle coppie sul breve periodo, essi in realtà sono fattori predittivi per una maggiore soddisfazione sul lungo periodo (Gottman & Krokoff, 1989).
